Sabato, 23 Settembre 2017 10:07

La formazione al servizio della formazione

 

Premessa

Potrà risultare ingeneroso ma è opportuno, periodicamente, mettersi al servizio di se stessi. E’ quanto ha fatto di recente l’area della formazione dell’Istituto nazionale di statistica, pianificando percorsi formativi rivolti al proprio personale e a quanti in istituto sono coinvolti a vario titolo nelle attività di formazione. Niente di celebrativo o di autoreferenziale, solo il tentativo di alzare la testa per un istante dal lavoro quotidiano per comprendere cosa è diventato il fare formazione, come è cambiato l’apprendimento degli adulti e cosa è bene sapere se si intende raggiungere chi abbiamo di fronte e condividere con lui le nostre conoscenze.

In un Istituto che deve tenere costantemente aggiornati più di duemila dipendenti, molti dei quali  impegnati a loro volta in attività di docenza o nell’istruire i rilevatori su come somministrare i questionari d’indagine, comprendere come fare formazione non è una questione di poco conto. E non lo è, a maggior ragione, se si considera che ancora permane la convinzione che la conoscenza di una determinata materia sia la condizione necessaria e sufficiente per poterla trasferire. Non è così. Non basta essere esperti di una disciplina per saperla insegnare, perché fare formazione è un altro mestiere, che richiede competenze diverse che esulano dalla padronanza dei contenuti didattici. Chi ha avuto l’umiltà di comprendere questo passaggio, ha iniziato a investire in questa direzione e a porsi il problema di come rendere la formazione un’esperienza davvero efficace, stimolante e coinvolgente, in altre parole, un’esperienza di qualità.

L’offerta formativa

L’Istat, grazie alla collaborazione instaurata da alcuni anni con la Società Plan, ha intrapreso di recente questa strada eleggendo chi si occupa di formazione a destinatario dell’offerta formativa. Il progetto è partito ambizioso, prevedendo di raggiungere tre tipologie di destinatari e disegnando, per ognuna di loro, uno specifico percorso formativo:

  • il primo ha riguardato la rete dei referenti di formazione, costituita dai rappresentanti delle diverse Direzioni dell’Istituto in tema di fabbisogni formativi;
  • il secondo ha raggiunto i progettisti del data collection, ovvero chi coordina in Istituto la formazione delle reti di rilevazione;
  • il terzo ha coinvolto i formatori, ovvero chi ha il compito di istruire le reti di rilevazione o ha incarichi di docenza all’esterno dell’Istituto.

Ognuno dei target coinvolti nel progetto si colloca rispetto al ciclo della formazione in una posizione particolare, con una vista privilegiata su una delle fasi che lo compongono. I primi hanno a cuore il momento iniziale, quello della raccolta dei fabbisogni formativi, in cui si analizzano i gap di competenze  e si indicano le priorità dell’investimento formativo. I secondi si concentrano sulla fase della progettazione, orientando l’offerta di formazione e scegliendo i contenuti e le modalità delle iniziative previste. Gli ultimi, infine, sono interessati al momento formativo vero e proprio, all’erogazione dei contenuti attraverso il contatto diretto con i discenti in aula o attraverso altre metodologie didattiche...............................

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A cura di Pietro Scalisi (Ricercatore dell’IstituPer scaricare il contributo in pdf clicca qui

 

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