Giovedì, 09 Giugno 2016 16:26

UN ANNO VISSUTO ATTIVAMENTE

LA FORMAZIONE 2015 PER LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE TRASVERSALI DEI COLLABORATORI DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

 

Da anni la Regione Emilia Romagna sollecita il proprio personale tecnico ed amministrativo di tutti i livelli a percorsi di mantenimento e sviluppo delle competenze trasversali utili alla posizione ricoperta e al ruolo agito da ognuno, anche tramite piani formativi proposti in coerenza con le necessità di un'organizzazione complessa e in cambiamento.

Nell'anno 2015, 80 giornate formative affidate a Plan Soc. Coop. e rivolte complessivamente a 500 collaboratori regionali hanno sottolineato concretamente come le competenze trasversali rappresentino un fondamentale patrimonio di conoscenze e abilità per  elaborare strumenti personali e collettivi di flessibilità di fronte al cambiamento, instaurare rapporti empatici, attivare risorse operative ed alternative nelle criticità.

Abbiamo puntato sul potenziamento delle funzioni di gestione e di integrazione delle relazioni, sia all’interno dell’amministrazione (a sostegno di interfunzionalità, cooperazione, efficienza dei processi, ecc.) sia verso l’esterno (nella considerazione e valutazione dei bisogni e della soddisfazione dei diversi portatori di interesse, fornitori, altre istituzioni, ecc.), sostanziando quindi contenuti quali per esempio:

-       Agire in integrazione con aree di lavoro/ Integrarsi col gruppo di lavoro (dr. Mario Catani)

-       Gestire la partecipazione attiva nell'incontro di lavoro/ Gestire la conduzione della riunione (stili di leadership) (dr. Mario Catani)

-       Coping' per agire attivamente per e nel cambiamento organizzativo, controllando lo stress (dr. Mario Catani)

-       Esercitare capacità negoziali (dr. Carmine Marmo)

-       Comunicare efficacemente in pubblico (dr. Carmine Marmo)

 

Ci siamo rivolti ad un pubblico interno vasto e differenziato, con corsi 'generalisti', cioè volutamente non specializzati per competenze o in riproduzione diretta dell'organizzazione reale. Tale scelta, anziché rappresentare un valore relativo, ha permesso di lavorare sul valore assoluto della consapevolezza e della condivisione del significato di operare in una pubblica amministrazione in fase di cambiamento critico, dove tutti sono chiamati a farsi generatori di nuova fiducia,  a re-impostare il proprio impegno professionale e relazionale,  ad abbandonare residue resistenze.

I coordinatori e docenti di Plan hanno accompagnato con assiduità ed efficacia il lungo processo formativo, presidiando l'aula e cogliendone puntualmente il clima per garantire il raggiungimento soddisfacente degli obiettivi formativi prefissati. 

La denominazione stessa del progetto formativo coniata da Plan “WikiRER: servizi di progettazione, realizzazione e coordinamento di attività formative finalizzate allo sviluppo di competenze trasversali” sottintende l'intento di facilitare la diffusione delle conoscenze in tutti gli strati organizzativi, favorendo la crescita complessiva del know how dell'ente, inteso anche nel suo ambiente di relazioni e network, e di incrementare uno spirito di partecipazione, condivisione e collaborazione leale ed efficace. Lo spirito Wiki appunto.

Denominatore comune di ogni corso l'adozione di metodologie attive, adeguate di volta in volta non solo al proposito formativo ma anche alle caratteristiche dello specifico gruppo: Simulazioni, Giochi di Integrazione, Role Playing, Confronti di Gruppo, Laboratori Esperienziali, Giochi Espressivo – Corporei.

In particolare, le simulazioni seguite da stimoli teorici e dalla razionalizzazione finale hanno consentito a ciascun partecipante di costruire sulla materia trattata un insieme riconoscibile teorico-comportamentale, una sorta di quadro concettuale in cui riposizionare la propria esperienza lavorativa.

Sottolineando ancora una volta il valore e il gradimento dell'esperienza, ci preme sottolineare che, pur essendo già normati e sperimentati nel nostro Ente principi e modus operandi della partecipazione e dell’integrazione (intese come produzione e confronto di idee per la semplificazione e il miglioramento dell’ attività, condivisione degli obiettivi operativi, gestione dei conflitti) abbiamo rilevato come occorra diffondere tale necessaria consapevolezza, potenziando le capacità delle persone di generare aperture, contaminare saperi ed esperienze anche di settori separati, producendo così un nuovo sapere in esito alle diverse visioni e risorse dello stesso obiettivo o problema.

 

 
 
A cura di Barbara Giusti[1]
 


[1]        Regione Emilia Romagna- Direzione Generale Gestione Sviluppo Istituzioni - Servizio Organizzazione e Sviluppo - Area Formazione

 

 

Per scaricare il contributo in pdf clicca qui

 

La persona che ha la mania del controllo

è la prima a perdere la propria libertà.

(Fritz Perls)

 

Emozioni e organizzazione, emozioni e lavoro... questioni che raramente entrano in contatto fra loro, se non per esorcizzare le emozioni, anche in questi anni, in cui l'intelligenza emotiva ha conquistato la ribalta con i fortunati best sellers di Daniel Goleman.

La dimensione emotiva viene nella pratica scissa da tutto il resto in base ad uno stereotipo, secondo il quale le emozioni sono fonte di disturbo per la razionalità, via maestra della soluzione di problemi, della gestione manageriale, della motivazione al lavoro ed all'eccellenza.

Siamo davanti ad un cavallo balzano, che va domato e ridotto al servizio della razionalità. Così le emozioni sono qualcosa di strano e indicibile, da tenere sotto controllo, da domare, appunto, e da dominare. Se poi si aggiunge a queste prime e sparse considerazioni il genere, le emozioni non solo si qualificano come proprie del femminile, ma sono catalogate come problema “da femminucce”.

Nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, Youth, uno scambio fra i due protagonisti riporta al mondo emotivo. Alla domanda “Hai sempre detto che le emozioni sono sopravvalutate”, l'altro risponde: “è una grande stronzata... le emozioni sono tutto quello che abbiamo...”. Sono tutto quel che abbiamo, sono tutto quel che siamo, forse?

La generalizzazione è ardua, forte, pesante e invadente, e proprio per questo interroga a fondo le pratiche proprie del fare formazione e del fare organizzazione, del lavorare.

 

La consapevolezza del nostro mondo emotivo, o autoconsapevolezza emozionale, è collocata da Marianella Sclavi al vertice del “triangolo magico dell'arte di ascoltare”, in relazione con l'ascolto attivo e la gestione creativa dei conflitti. Le emozioni richiedono ascolto attento e profondo, un ascolto “strabico”, diretto all'interlocutore e, allo stesso tempo, verso l'interno, verso i movimenti interiori, anche solo per coglierne l'esistenza.

Certo, la consapevolezza è importante, centrale. Ma il salto cruciale è quello che va dalla consapevolezza all'integrazione delle emozioni. Integrazione, non controllo o dominio, esercizi sempre evocati o invocati, ma molto dispendiosi, che richiedono una fortissima presenza a se stessi, con uno sforzo che non sembrerebbe esagerato definire inumano.

Integrazione, cioè come le emozioni diventano abitanti esplicite della nostra vita e non episodi, momenti che ci trovano e ci lasciano, meglio se velocemente, ma che possono essere arricchimento personale e benessere della persona e dell'organizzazione. Le organizzazioni e il lavoro sono abitati da emozioni, ricche e ricco di stimoli e, insieme, costrutti mirati e orientati a risultati che non si giocano solo in una dimensione esterna all'individuo, entrando nella sua intimità.

La grammatica delle emozioni ci è spesso incomprensibile e fastidiosa. Le rigettiamo perché non le riconosciamo e le sfuggiamo perché strane e misteriose. Si rinuncia così ad una componente importante delle nostre vite.

 

Dopo la prima formazione, connessa alla esposizione del sapere e dall'esposizione al sapere, e la seconda formazione, scandita dalla costruzione del sapere, dalla metacognizione, dal controllo (forse?) delle nostre capacità cognitive, si approda alla terza formazione, governata dalla ricerca della forma, del dare forma a sé. Così G. P. Quaglino descrive la parabola, ancora non terminata, della sua ricerca pluridecennale nel mondo della formazione. Il percorso verso la terza formazione conosce alcuni passaggi rilevanti, il più rilevante dei quali è il transito dal mondo esterno al mondo interiore e la loro contaminazione, la fecondazione reciproca.

Quale movente per questa ricerca?

Si potrebbero richiamare molti motivi di carattere accademico e speculativo, la necessità di ricercare e costruire novità sul versante dei prodotti formativi e della consulenza organizzativa, oggetti naturalmente da non trascurare. Il discorso sulle emozioni porta invece in direzione di interrogativi che viaggiano ancora più in profondità, domandando del senso del darsi d'attorno per una ricerca di senso del lavoro della formazione.

 

Sembra perciò opportuno e interessante pensare a e proporre momenti di condivisione di riflessioni e sperimentazioni intorno alle “emozioni al lavoro”, le emozioni che lavorano “dentro”, quelle che ci motivano e demotivano al lavoro, quelle che fanno di una organizzazione un posto degno di essere vissuto o che ne fanno una prigione da cui evadere non appena possibile. Alla fine (provvisoria) del discorso, siamo alla continua ricerca di una ipotesi di benessere, da perseguire e inseguire nelle proposte che si fanno alle persone e alle organizzazioni

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